Marco Filatori dal romanzo “Amabili resti” di Alice Sebold
Un inizio angosciante: «Io mi chiamo Susi … e avevo quattordici anni quando fui uccisa dal mio vicino di casa.» Una scelta drammatica: Laura Negretti, attrice e produttrice, ha scelto “Angeli” (Auditorium Faloppio sabato 15 febbraio ore 21). Un racconto di violenza nei confronti dei minori. Testo difficile che Marco Filatori ha preso dal romanzo “Amabili resti” e che è stato «Trattato con grande rispetto, grande delicatezza e, se possibile, totale assenza di retorica». Così le intenzioni.
Laura Negretti si è imbattuta «in maniera assolutamente casuale, circa sette anni fa, nel romanzo di Alice Sebold» (Edizioni E/O) e alla decima pagina ha deciso di portare in scena la vicenda. «La Sebold aveva trovato il tono giusto per parlare di un argomento difficile e scabroso.»
Siamo negli anni Settanta in America; la protagonista, Susie, è una ragazzina di quattordici anni; viene rapita, stuprata e uccisa dal vicino di casa. Sarà lei stessa – dopo morta – a raccontare la storia che le è capitata. Lo fa con delicatezza, pudore, dolcezza e ironia.
«È pazzesco – continua Laura Negretti -, ma leggendo il libro a volte sorridevo, l’ironia di una quattordicenne che stava per affacciarsi alla vita e che racconta tutto quello che le è stato strappato e tutto quello che non farà mai più. Susie ricorda in modo così delicato che ti riconcilia con la cattiveria del mondo.»
Dalla narrazione emerge il legame fortissimo che la ragazzina aveva con la famiglia; legame lacerato in maniera violenta e poi, dopo la tragedia, c’è il ricomporsi di questi “resti” familiari.
Il titolo del romanzo è “Amabili resti” e si riferisce agli altri della famiglia che rimangono e che vivono nel ricordo dell’amore per Susie; alla fine, in qualche modo, provano a ricomporsi.
Un personaggio fondamentale nel romanzo (e anche nell’adattamento teatrale) è la figura del padre. A Laura Negretti e Marco Filatori interessava il legame fortissimo tra Susie e il padre il quale cercherà di capire che cosa è successo alla figlia e chi è stato a compiere un abominio tale.
All’inizio il corpo di Susi non viene trovato: partono le indagini della polizia, c’è un’atmosfera di giallo e la vicenda effettivamente si sviluppa seguendo un percorso da thriller all’americana.
Continua Laura Negretti: «Susie, dall’alto del suo cielo, segue la disperazione della famiglia, fa il tifo per il padre che cerca di capire che cosa è successo alla figlia e perché è successo.»
Nel romanzo ci sono molti personaggi, nell’adattamento teatrale si riducono a tre: Susie, la gemella, ovvero la vita di Susie che continua, il padre e l’assassino.
La vittima sa tutto, vede tutto, racconta tutto e già all’inizio – appunto – rivela: «Io mi chiamo Susie Salmon, Salmon come il salmone e avevo quattordici anni quando fui uccisa dal mio vicino di casa.» Lo spettatore conosce subito il colpevole.
Del resto: «Non è importante scoprire chi è l’assassino perché non è un giallo – precisa Laura Negretti -, ma capire cosa significa stroncare una vita quando sta per nascere, cosa significa perdere quello che non hai ancora incominciato a vivere.»
Lo spettacolo non spiega e non perdona: «Spiegare o indagare sarebbe come giustificare. Perciò il nucleo del racconto è cercare di capire cosa significa subire una violenza del genere e per capire bisogna sentirselo raccontare dalla ‘voce’ della ragazza, attraverso le sue parole, attraverso la sua innocenza. Sentirlo raccontato con l’innocenza diventa più devastante perché lei non si capacita…»
Nessuno capisce che cosa spinga un adulto a colpire a violentare a uccidere un’esistenza che sboccia; a distruggere un corpo; ad annientare un’anima.
Laura Negretti: «Uno dei punti di partenza della nostra scelta teatrale è stata una riflessione semplice: chi subisce questo tipo di violenza, anche se non si arriva alle estreme conseguenze della morte, è come se morisse dentro nel momento in cui la subisce.» Con Eleonora Moro, regista dello spettacolo, «si è ragionato lasciare il dubbio che Susi sia morta veramente o, avendo subito quel tipo di violenza, in realtà sia morta dentro.»
È una storia che toglie il fiato: per la violenza, la crudezza e lo strazio. È una storia che non vorremmo ascoltare mai più, ma in tanto dolore irrompe, inaspettatamente e con forza dirompente, la vitalità di Susie.
“Angeli” ci porta attraverso lo strazio della famiglia e degli amici; attraverso il freddo e disumano calcolo del suo assassino e il ritrovamento, da parte della polizia, dei suoi resti.
”Angeli” regia di Eleonora Moro, drammaturgia di Marco Filatori, progetto teatrale di Laura Negretti, scenografia e progetto luci di Armando Vairo. Con Marco Ballerini, Laura Negretti, Sacha Oliviero. Una produzione “Teatro in Mostra” di Como.
SABATO 15 FEBBRAIO 2021 ORE 21
AUDITORIUM FALOPPIO
UNIONE DEI COMUNI LOMBARDI
TERRE DI FRONTIERA
in collaborazione
con Associazione Culturale Teatro in Mostra – Como
PRESENTANO IL PROGETTO
“Ali spezzate”
Abusi sui minori: Basta nascondersi!
Drammaturgia Marco Filatori
Regia Eleonora Moro
Scenografie Armando Vairo
Con Marco Ballerini, Laura Negretti e
Sacha Oliviero
Produzione Teatro in Mostra – Como